Emilia-Romagna

Fondo San Giuseppe

Fondo San Giuseppe

Sono nato nel 1969 in un piccolo paese in provincia di Ferrara, da una famiglia di agricoltori e fornai. Mio nonno possedeva alcuni terreni in cui, soprattutto, si produceva frutta.
Mio nonno paterno aveva una gran passione per la viticoltura e per il vino; tanto che nella nostra azienda agricola, piantò negli anni sessanta un ettaro di vigna. Scelse una varietà locale come il trebbiano, ma piantò anche merlot (più popolare nel veneto che nella nostra Emilia) e poi la Barbera. Sì, proprio la Barbera piemontese, quasi che volesse già farmi entrare in contatto, con molto anticipo, con una delle grandi varietà che avrei incontrato molti anni dopo in Piemonte, durante la mia prima importante esperienza lavorativa. Di cui dirò più avanti.

Fra i libri di testo che dovetti leggere durante il corso dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier) che frequentavo nel 1997, c’era: “Sorì San Lorenzo, la nascita di un grande vino” di Edward Steinber. È attraverso questo libro che ho conosciuto la cantina Gaja.
Affascinato dalla bellissima storia raccontata nel libro e dalla descrizione dei meravigliosi paesaggi e vigneti descritti da Steinberg, decisi di inviare il mio curriculum ad Angelo Gaja. Subito non mi rispose. Decisi così di chiamare io in azienda. Mi passarono al telefono direttamente Angelo Gaja, che mi disse “lei cosa fa il primo maggio? È un giorno festivo, però se vuole possiamo incontrarci, il suo curriculum mi interessa”.


Ovviamente accettai subito l’incontro e ci vedemmo in cantina a Barbaresco per un colloquio che durò a lungo; più di quattro ore. Alla fine del colloquio, lo ricordo molto bene, in via amichevole, mi disse che ero pazzo; e che lui andava particolarmente d’accordo con i pazzi. Quindi, mi disse, che mi avrebbe dato una possibilità, che mi avrebbe assunto. Era il settembre del 1999.A suo avviso ero pazzo perché desideravo lavorare in Piemonte, che era a più di quattrocento chilometri lontano da casa mia; perché venivo da una terra, Ferrara, che non aveva tradizione vinicola; perché sarei stato disponibile a lasciare la mia famiglia, la mia casa, per trasferirmi a Barbaresco e a lavorare per la loro azienda. Ad Angelo Gaja interessava la mia determinazione, e mi diede una possibilità.

In sintesi posso dire che, non l’università mi ha formato a livello professionale e umano, bensì l’azienda Gaja. Lì, ho imparato la disciplina, da dedizione al lavoro, il sacrificio per raggiungere l’eccellenza. Sono stati sette anni di lavoro magnifici ed irripetibili. Senza la dura disciplina e l’apprendimento di quegli anni trascorsi in Gaja a Barbaresco, non sarei mai stato in grado di diventare il vignaiolo, il produttore di oggi.

Nel 2006, a febbraio, dopo alcuni anni di “combattimento spirituale” , decisi di lasciare Gaja.
Mi spinsero le seguenti motivazioni: dovevo provare a tutti i costi di esprimermi in prima persona, con la mia voce, bella o brutta che fosse. Dovevo mettermi in gioco per cercare di crescere ancora, mettendo a frutto i molti insegnamenti che avevo ricevuto a Barbaresco. Dovevo tentare di diventare un vignaiolo io stesso, interpretando il vino e la vigna per come li sentivo.
A Febbraio del 2006 rientrai a Ferrara, a casa, lasciando la ma piccola casetta di Barbaresco, e incominciai con Maragrazia (mia moglie) a visitare cantine, luoghi, colline e territori, in Romagna. La Romagna, questa splendida terra oggi ancora poco conosciuta, era l’area vitivinicola più importante e prestigiosa che si trovasse più vicina alla mia città di origine, Ferrara, dove vivevo, e dove io potessi pensare di progettare i miei vini.
Impiegammo Mariagrazia e io, circa un anno di ricerche per trovare un’azienda che ci piacesse veramente. Quello che cercavamo era un luogo isolato, con i vigneti, ma soprattutto con molta natura attorno, i boschi, un fiume e poca presenza umana. La nostra azienda la trovammo a Barisighella, sulla strada che porta a Firenze attraverso l’Appennino.
A novembre 2007 Mariagrazia ed io firmammo l’accordo di acquisto dell’ azienda, di quell’azienda che poi avremmo chiamato Fondo San Giuseppe. Il diciotto giugno del 2008 la acquistammo con atto notarile.
Le date non sono mai una coincidenza. Il diciotto giugno del 2008 è nata anche nostra figlia Biancamaria. In quel giorno, la cui notte in sala parto ci aveva regalato la pioggia e poi un cielo illuminato da una meravigliosa luna piena, nacque nostra figlia; e nacque anche Fondo San Giuseppe. Da quel giorno è cambiata la nostra vita, come famiglia, ed è incominciata una nuova avventura professionale molto, molto importante. L’avventura di Fondo San Giuseppe.

 


San Patrignano

San Patrignano

A partire dal 1978 il consorzio autogestito San Patrignano ha ospitato più di 20.000 persone con diverse dipendenze, dando loro un aiuto giuridico e medico-professionale. Tutti gli ospiti hanno l´opportunità di continuare i propri studi, di ottenere una formazione professionale e quindi di reinserirsi nella società, come rispettabili cittadini. San Patrignano ospita oggi circa 1800 persone, oltre a 140 volontari e 350 dipendenti, molti dei quali ex tossicodipendenti.

Grazie anche alla produzione di squisiti vini questa meravigliosa comunità può autofinanziarsi.

Come vessillo della qualità della regione Emilia-Romagna, ha guadagnato l’ambito riconoscimento di una stella Gambero Rosso 2009.


Valle delle Lepri

Valle delle Lepri

Questo piccolo paradiso in Emilia-Romagna è curato personalmente dalla famiglia Cecchini, persone positive, proiettate verso il futuro. Silvano, Ivana ed il figlio Luca conoscono la propria terra da generazioni e rispettano le sue tradizioni.

La produzione avviene ecologicamente ed è all´avanguardia nella zona; oltre a pregiati vini producono anche olio, miele e formaggi.

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